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I 10 KPI da monitorare per guidare lo Studio professionale: Customer Acquisition Cost (CAC)
Quanto ti costa portare un nuovo cliente nel tuo studio? Il "passaparola" non è gratis: costa tempo, networking e investimenti. Cos’è e come si calcola
Somma di tutte le spese di marketing, commerciale e tempo dei partner dedicato alla vendita, diviso per il numero di nuovi clienti acquisiti.
L’interpretazione del risultato
Il CAC deve essere una frazione del valore che il cliente porterà nel tempo.
Se spendi 2.000€ per acquisire un cliente che ne paga 1.000€ una tantum, stai distruggendo ricchezza.
Perché è strategico per il tuo Studio
Ti permette di valutare se le tue campagne marketing o i tuoi sforzi di networking stanno funzionando o se sono solo un buco nell'acqua.
Un esempio pratico
Spendi 5.000€ in un anno tra sito web e LinkedIn.
Acquisisci 5 nuovi clienti. Il tuo CAC è di 1.000€.
Conclusione e azioni chiave
Traccia sempre l'origine dei nuovi clienti per capire quali canali hanno il CAC più basso.
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Riscossione tributi erariali: la prescrizione resta di 10 anni, ma per sanzioni e interessi è di 5 anni
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 85 decisa il 23/03/2026 e pubblicata sulla G.U. della Repubblica il 20/05/2026, ha stabilito che la prescrizione per la riscossione dei tributi erariali (come IRPEF, IRES e IVA) rimane ordinariamente fissata a dieci anni. La Consulta ha respinto i dubbi di legittimità costituzionale sollevati dalla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, confermando il consolidato orientamento della Cassazione.
Tuttavia, la pronuncia offre l'occasione per fare chiarezza su un punto cruciale: il "doppio binario" temporale che separa le imposte dai loro accessori, ovvero sanzioni e interessi.
L'origine della controversia e i dubbi del giudice tributario
Il giudizio di legittimità costituzionale è nato in via incidentale nell'ambito di un contenzioso tra l'Agenzia delle entrate - Riscossione e un contribuente. Al centro della disputa vi era un'intimazione di pagamento per tributi erariali notificata nell'agosto del 2022, il cui precedente atto di riscossione risaliva all'aprile del 2011. L'amministrazione finanziaria sosteneva la tempestività della notifica calcolando una proroga di ventiquattro mesi dovuta alla sospensione dei termini durante l'emergenza COVID-19.
Tuttavia, la Corte di giustizia tributaria del Lazio ha sollevato la questione di costituzionalità.
Secondo il giudice rimettente, applicare il termine decennale ai tributi dello Stato appariva irragionevole... [continua sul sito]
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La gestione delle visite da parte del Custode Giudiziario: note pratiche
La gestione delle visite da parte del Custode Giudiziario rappresenta un momento centrale nella procedura esecutiva immobiliare, incidendo direttamente sull’efficienza delle vendite forzate. Una pianificazione strutturata degli accessi e una corretta attività di accompagnamento dei potenziali acquirenti possono infatti aumentare sensibilmente le probabilità di aggiudicazione già al primo esperimento di vendita. Introduzione e valore strategico delle visite
Una delle attività fondamentali del Custode Giudiziario è l’accompagnamento dei potenziali acquirenti a visitare l’immobile pignorato, secondo le modalità stabilite con l’ordinanza del Giudice dell’esecuzione, stabilito dall’art. 560 c.p.c..
Se organizzata in modo preciso e organizzato, questa attività è in grado di generare risultati di rilievo per tutti gli attori che prendono parte alla vendita forzosa.
Quando il prezzo stimato risulta corretto, la probabilità di alienare l'immobile fin dalla prima asta si rivela molto elevata, in particolare nelle città capoluogo di provincia e nelle località turistiche.
Il Custode Giudiziario ha il dovere di impegnarsi tempestivamente nella gestione degli accessi operando in modo strutturato. Questo approccio persegue un duplice obiettivo:
individuare nel minor tempo possibile un acquirente;
produrre adeguate relazioni sull’attività svolta da destinare agli organi della procedura e ai creditori.
Al contrario, lo scenario in cui l'asta vada deserta comporta la necessità di fissare nuovi esperimenti di vendita. Per... [continua sul sito]
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Guida pratica al Rendiconto per Cassa: istruzioni operative per i piccoli enti
Il tessuto connettivo del Terzo Settore italiano è composto in larga parte da piccole e piccolissime associazioni di promozione sociale (APS) e organizzazioni di volontariato (ODV). Consapevole di questa realtà, il legislatore ha previsto un regime di rendicontazione semplificato per gli enti che non superano i 300.000 euro di proventi annui. Per queste realtà, lo strumento principe è il Rendiconto per Cassa (Modello D). Tuttavia, la parola "semplificato" non deve trarre in inganno: il Modello D non è un semplice quaderno delle entrate e delle uscite compilato in modo informale, ma una struttura contabile rigorosa che risponde al principio di cassa puro, pur mantenendo un elevato livello di dettaglio informativo.
Anatomia del Modello D: le macro-aree di analisi
Il Rendiconto per Cassa si presenta come un prospetto a due sezioni contrapposte (Entrate a destra, Uscite a sinistra) suddiviso in cinque macro-aree finanziarie, identificate dalle lettere dell'alfabeto. Questa architettura consente di capire immediatamente da dove provengono le risorse dell'associazione e come vengono impiegate:
Sezione
Descrizione dell'Area Finanziaria
Contenuto Principale
Sezione A
Attività di interesse generale
Quote associative, contributi pubblici per progetti statutari, donazioni liberali.
Sezione B
Attività diverse
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I numeri chiave per guidare la PMI – La bussola del talento: la matrice a 9 caselle
In una PMI, capire chi sono i "pilastri" su cui costruire il futuro e chi invece ha bisogno di supporto è una sfida quotidiana.
Spesso lchr("\1")imprenditore decide basandosi sullchr("\1")intuito, ma lchr("\1")intuito può essere ingannato dalle simpatie o dalle contingenze del momento. La matrice a 9 caselle (9-box matrix) è uno strumento strategico che permette di mappare i dipendenti incrociando due dimensioni fondamentali: la performance passata (i risultati ottenuti) e il potenziale futuro (la capacità di crescere e assumersi nuove responsabilità). Questo metodo trasforma la valutazione del personale in una mappa chiara per lo sviluppo dei talenti e la pianificazione delle successioni.
Cos'è e come si calcola
La matrice è un grafico a due assi: l'asse orizzontale misura la performance (bassa, media, alta) e l'asse verticale misura il potenziale (basso, medio, alto). L'incrocio crea 9 quadranti. Non si tratta dunque di una formula matematica pura derivante dal bilancio, ma di un'analisi qualitativa basata su dati oggettivi (raggiungimento dei KPI di vendita, puntualità, qualità dei prodotti, che troviamo nei report di produzione o vendite) e osservazioni comportamentali. Per ogni dipendente, l'imprenditore assegna un punteggio da 1 a 3 per entrambe le dimensioni. I dati di supporto possono venire dai costi di formazione (voce B7) per valutare quanto la risorsa ha appreso e applicato nuovi concetti.
L'interpretazione del risultato
I... [continua sul sito]
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Esecuzioni immobiliari: le conseguenze per l’aggiudicatario inadempiente
In una procedura di esecuzione immobiliare, il momento dellchr("\1")aggiudicazione rappresenta il culmine di un iter complesso. Tuttavia, il perfezionamento del trasferimento della proprietà è subordinato al puntuale versamento del saldo prezzo.
Quando l’aggiudicatario viene meno a tale obbligo, si configura la figura dell’aggiudicatario inadempiente, disciplinata con rigore dal Codice di Procedura Civile per tutelare la serietà della vendita giudiziaria e gli interessi dei creditori. Il giorno stabilito per l’apertura delle buste, a partire dall’orario fissato1, il delegato alla vendita apre le buste telematiche depositate ed esamina le offerte.Tutti i soggetti che hanno formulato le offerte è buona cosa che siano presenti, sia per fornire eventuali chiarimenti sia per partecipare alla gara, che il delegato avvierà non appena concluso il controllo di tutte le offerte depositate.
Si assiste ad una gara tra gli offerenti ed a volte capita che entrino in gioco aspetti emozionali o competitivi, che fanno dimenticare il reale valore del bene e le possibilità economiche e finanziarie dell’offerente.Non è infrequente che, specie per gli immobili più sottovalutati, ci sia gara tra tanti offerenti. Questo porta spesso ad aumenti considerevoli del prezzo, a volte addirittura due o tre volte l’offerta minima.
L’aggiudicatario torna a casa e si rende finalmente conto:
che il prezzo di aggiudicazione è troppo elevato
oppure
di non aver verificato le proprie possibilità finanziarie
che non è in grado di trovare un Istituto di Credito che può finanziare l’acquisto.
Con questo articolo vogliamo... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – Quanto costa assumere? Ottimizzare il 'cost per hire' (CPH)
Trovare la persona giusta per la propria PMI è un investimento, ma spesso lchr("\1")imprenditore non sa esattamente quanto stia spendendo per ogni nuova firma sul contratto. Il costo per assunzione, noto come "cost per hire" (CPH), è il KPI che mette in luce tutte le spese sostenute per portare un nuovo talento a bordo. In un mercato del lavoro sempre più competitivo, dove le competenze tecniche scarseggiano, capire quanto costa reclutare è fondamentale per non bruciare budget in canali pubblicitari inutili o in processi di selezione infiniti che allontanano i candidati migliori. Ottimizzare questo dato significa rendere la crescita aziendale economicamente sostenibile.
Cos'è e come si calcola
Il CPH si calcola sommando tutti i costi interni ed esterni legati al reclutamento e dividendoli per il numero totale di assunzioni effettuate in un periodo.
La formula è: (costi interni + costi esterni) / numero di assunzioni.
I costi esterni includono fatture di agenzie di headhunting, annunci su portali come LinkedIn, software di recruiting (ATS) e spese per fiere del lavoro. I costi interni riguardano il tempo speso dal titolare o dal responsabile HR per i colloqui e le attività amministrative.
Dove trovare i dati nel conto economico
I dati si estraggono dal conto economico (voce B7 per i servizi esterni e B9 per il tempo del personale interno). È un calcolo che richiede onestà intellettuale nel conteggiare anche le ore dell'imprenditore dedicate ai colloqui... [continua sul sito]
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Intelligenza Artificiale e Studi Professionali: le prospettive e le strategie per governare il cambiamento
Nel corso della tavola rotonda "Professioni 4.0 – l’Intelligenza Artificiale tra etica, diritto e mercato", svoltasi presso lchr("\1")Università Cattolica di Piacenza per celebrare i 25 anni di AteneoWeb, il Dott. Giovanni Emmi ha tracciato un quadro lucido e pragmatico sullchr("\1")impatto dellchr("\1")Intelligenza Artificiale nel settore della consulenza economica e contabile. La sua visione, forte di un'applicazione pratica e costante della tecnologia avviata nel suo studio già dal 2022 per ridurre gli errori nei bilanci e nelle dichiarazioni, esorta i professionisti ad abbracciare il cambiamento tecnologico per non rischiare l'estinzione professionale.
Il divario tecnologico e la corsa alla produttività
Secondo Emmi, l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale determinerà a breve una netta separazione tra gli studi che la applicano in maniera pervasiva e quelli che decidono di ignorarla.
I primi godranno di un incremento radicale della produttività, potendo contare su processi più rapidi, puntuali e precisi. Rifiutare l'uso di questi strumenti è definito dal Dott. Emmi non solo "anacronistico", ma anche "pericoloso" rispetto alle dinamiche del mercato.
La strategia vincente non è la resistenza, ma la padronanza: occorre "imbrigliare il cavallo per procedere al galoppo", sfruttando al massimo le potenzialità della tecnologia pur mantenendo una salda guida umana sul processo.
Privacy, aggregazione e formazione: le nuove regole dello studio
Intervenendo sui complessi profili deontologici e sulla gestione... [continua sul sito]
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Il nuovo framework del CNDCEC: costruire il 'ponte informativo' per la sostenibilità
Il percorso verso una piena integrazione dei fattori ESG (Environmental, Social, Governance) nella valutazione d’azienda segna una nuova tappa fondamentale.
Con la pubblicazione del documento “I fattori ESG nella valutazione d’azienda: elementi strategici, gestionali e informativi”, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) completa un disegno iniziato nel 2024, fornendo ai professionisti gli strumenti operativi per tradurre la "sostenibilità" in numeri e valore economico. Dall’informativa alla pratica valutativa
Il documento, curato dall'area “Principi contabili e di valutazione”, si pone come la naturale prosecuzione della guida pubblicata nell’agosto del 2024. Se il primo volume si era concentrato sulla "costruzione della base informativa", questo secondo capitolo entra nel vivo dell’analisi fondamentale.
L’esigenza di questo intervento nasce da una realtà di mercato ineludibile: la sostenibilità non è più un elemento accessorio o un semplice onere di rendicontazione, ma un driver determinante del rischio e del rendimento aziendale. L’obiettivo del documento è fornire al valutatore "proposte operative ed esempi" per navigare la complessità di una materia che spesso soffre di una carenza di dati strutturati, specialmente nel comparto delle Piccole e Medie Imprese (PMI).
La sfida delle PMI e il "ponte informativo"
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro del Consiglio Nazionale è proprio l'attenzione rivolta alle "PMI".
Sebbene queste imprese non siano attualmente soggette ai rigorosi obblighi normativi di rendicontazione non finanziaria (come la Direttiva CSRD), esse si trovano immerse... [continua sul sito]
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Dichiarativi 2026: guida alle novità
Con il rilascio dei modelli definitivi avvenuto lo scorso 27 febbraio, lchr("\1")Agenzia Entrate ha ufficialmente dato il via alla "macchina" della stagione dichiarativa 2026.
Questchr("\1")anno il quadro fiscale si presenta come un mosaico complesso, dove la semplificazione promessa si scontra con nuove soglie di reddito e un drastico riordino delle agevolazioni edilizie. Ecco una sintesi tecnica delle principali direttrici.
1. I Modelli 730 e Redditi
L’Agenzia ha reso disponibili le versioni definitive di 730, Redditi (PF, SC, SP, ENC), IRAP e 770.
La novità più rilevante per le partite IVA deriva dalla conferma del Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2026-2027: il modello e le istruzioni ricalcano la struttura dello scorso anno, segnale che il Fisco intende stabilizzare questo strumento di "pace preventiva" con i lavoratori autonomi.
2. IRPEF e sostegno ai redditi medio-bassi
La struttura dell'IRPEF a tre aliquote (23%, 35%, 43%) viene confermata, ma è sul fronte del lavoro dipendente che si giocano le partite più interessanti:
Bonus 2026: per i redditi fino a 20.000 euro è prevista una somma forfettaria che non concorre alla formazione del reddito;
Detrazione decrescente: per la fascia tra i 20.000 e i 40.000 euro scatta un’ulteriore detrazione che si azzera progressivamente, una misura pensata per mitigare l'effetto del "fiscal drag";
Premi di produttività: l'esenzione sale fino a 5.000 euro, un incentivo forte per il welfare aziendale.[continua sul sito]
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Le Imprese Culturali e Creative (ICC): dai Commercialisti spunti e riflessioni
chr("\1")Le imprese culturali e creativechr("\1") è il titolo del documento pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione nazionali dei commercialisti, curato dalla Commissione di studio chr("\1")Economia della cultura: artigianato, PMI, reti e distretti industrialichr("\1"). La cultura rappresenta oggi un settore strategico e un motore diretto di produzione di valore economico per il nostro Paese. Con oltre 301.000 imprese attive (il 6,5% del totale nazionale) e un valore aggiunto generato pari a 112,6 miliardi di euro, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo incide profondamente sull'economia italiana, arrivando a sfiorare i 303 miliardi di euro se si considera l'indotto, pari al 15,5% dell'intera economia nazionale.
In questo scenario in forte espansione, le Imprese Culturali e Creative (ICC) offrono opportunità concrete e sostenibili anche per i Dottori Commercialisti, chiamati ad assistere una tipologia di operatori in rapida trasformazione.
Il quadro normativo e i requisiti per la qualifica di ICC
Per colmare un ritardo storico rispetto agli altri Paesi europei, il legislatore italiano ha introdotto la qualifica di “Impresa Culturale e Creativa” con l'art. 25 della Legge 27 dicembre 2023, n. 206 (c.d. Legge sul Made in Italy), a cui sono seguiti i necessari decreti attuativi ministeriali.
L'ottenimento di tale qualifica è subordinato a un duplice ordine di requisiti:
Requisito soggettivo: la qualifica... [continua sul sito]
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Autodifesa dell’avvocato: il regime IVA e l’obbligo di ritenuta d’acconto
Quando un avvocato sceglie di difendersi personalmente in giudizio (ai sensi dell’art. 86 c.p.c.), la liquidazione delle spese processuali a carico della controparte soccombente segue regole fiscali specifiche. La recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sentenza n. 7356/2024) ha chiarito perché tale operazione sia esclusa dal campo di applicazione dell’IVA, pur mantenendo lchr("\1")obbligo della ritenuta dchr("\1")acconto. Il regime IVA: perché l'operazione è esclusa dall’ambito IVA:
Secondo la Suprema Corte, la prestazione professionale resa dall'avvocato in favore di sé stesso non è soggetta a IVA per carenza dei presupposti fondamentali previsti dal D.P.R. 633/1972:
Mancanza di alterità soggettiva (Art. 3, co. 1): L'art. 3 definisce le prestazioni di servizi come quelle dipendenti da contratti d'opera o obbligazioni di fare "verso corrispettivo". Nell'autodifesa, la figura del prestatore e quella del cliente coincidono. Senza due soggetti distinti, non esiste un rapporto giuridico sinallagmatico (scambio di prestazioni) rilevante ai fini del tributo.
Inapplicabilità della rivalsa (Art. 18): L'art. 18 stabilisce che chi effettua una prestazione imponibile "deve addebitare la relativa imposta, a titolo di rivalsa, al cessionario o al committente". In questo caso, il cliente è l'avvocato stesso, non la parte soccombente. Il soccombente non è la "committente" del servizio, ma è solo tenuta al rimborso delle spese in forza del principio di soccombenza.
Autoconsumo professionale (Art. 3, co. 3): La normativa prevede che l'autoconsumo di servizi sia rilevante ai fini... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – L'emorragia silenziosa: misurare e fermare il 'churn rate' nella tua PMI
Molti imprenditori sono così ossessionati dal trovare nuovi clienti che non si accorgono di quelli che stanno uscendo dalla porta sul retro. Il churn rate, o tasso di abbandono, è la metrica che misura questa perdita.
In unchr("\1")economia dove il costo di acquisizione di un nuovo cliente è fino a sette volte superiore al costo di mantenimento di uno esistente, il churn rate è il killer silenzioso dei margini. Per una PMI italiana, dove la reputazione e il rapporto personale sono fondamentali, un alto tasso di abbandono è un sintomo grave di problemi nel prodotto o nel servizio post-vendita che vanno risolti immediatamente.
Cos'è e come si calcola
Il churn rate rappresenta la percentuale di clienti che smettono di fare affari con la tua azienda in un determinato periodo di tempo. Si calcola così:
Churn Rate = clienti persi nel periodo/clienti totali all'inizio del periodo
Anche in questo caso, il bilancio non mostra questa cifra direttamente, ma ne riflette i danni. Un churn rate elevato causa una stagnazione o contrazione del valore della produzione (voce A.1) nonostante gli investimenti commerciali. Inoltre, nello stato patrimoniale, una riduzione costante dei crediti verso clienti (voce C.II) non dovuta a incassi più rapidi può indicare che il portafoglio clienti si sta svuotando. È essenziale definire chiaramente cosa si intende per "cliente perso": per un servizio in abbonamento è facile, per una PMI manifatturiera potrebbe essere un cliente che non ordina da più di sei mesi.
Un churn rate dello 0% è quasi impossibile, ma l'obiettivo deve essere... [continua sul sito]
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Il praticantato 4.0 tra AI e disincanto
C’è un fantasma che si aggira per gli studi professionali italiani, ed è più spaventoso della riforma fiscale più complessa: è la scrivania vuota. Da un lato, l’Intelligenza Artificiale sta divorando le mansioni base; dallchr("\1")altro, le aspettative dei giovani candidati sembrano colate a picco, o meglio, si sono trasferite altrove. Per decenni, il "patto formativo" è stato in molti casi un baratto quasi feudale: il trasferimento del sapere in cambio di un’infaticabile manovalanza a costo ridotto. Oggi, quell'ingranaggio si è rotto. Se l’AI può setacciare i database in pochi secondi, un talento non accetta più di fare la "fotocopiatrice umana" in cambio di un rimborso spese.
Il problema non è che i giovani siano "meno brillanti" o "svogliati", è che il mercato del lavoro è cambiato. Se un neolaureato in economia o legge può trovare posizioni in aziende tech o multinazionali con smart working e stipendi competitivi, perché dovrebbe chiudersi in uno studio a registrare fatture?
Qui entra in gioco l'AI. L’errore che molti studi stanno commettendo è vedere l’intelligenza artificiale come un modo per tagliare i costi del personale. La realtà è l'opposto: l’AI è l'alleata che permette di saltare la fase delle fotocopie per passare direttamente all'analisi, rendendo la carriera professionale di nuovo stimolante, moderna e attraente.
Se state cercando un candidato ideale, ecco le tre qualità che oggi pesano più di un voto di laurea:
l'audacia digitale: non cercate... [continua sul sito]
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APS Pro Loco nel 2026: il nuovo test di commercialità
Nel primo articolo abbiamo visto come le singole attività della Pro Loco possano essere classificate come commerciali o non commerciali. Ora affrontiamo il passaggio successivo, quello più delicato: come si determina la natura fiscale dellchr("\1")intera associazione?
La risposta è nel cosiddetto "Test di Commercialità" (Art. 79, comma 5 del CTS), una vera e propria bilancia virtuale che ogni Pro Loco dovrà monitorare attentamente dal 2026. La bilancia virtuale: “commerciale” vs “non commerciale”
Il principio è semplice ma spietato: una Pro Loco APS si qualifica come "Ente NON Commerciale" solo se le entrate derivanti da attività non commerciali sono prevalenti (cioè superiori) rispetto a quelle delle attività commerciali nello stesso periodo d'imposta. Se il piatto della bilancia pende verso il commerciale, l'ente diventa fiscalmente commerciale, con l'obbligo di aprire la Partita IVA (se non già presente), iscriversi al Registro Imprese e tenere la contabilità ordinaria.
Cosa mettere sui piatti della bilancia?
Per capire se rischia di "diventare un'impresa", la Pro Loco dovrà sommare le sue entrate in due colonne distinte:
1. Il piatto "commerciale" (le entrate che pesano negativamente): qui si dovrà inserire:
Le entrate delle Attività di Interesse Generale se superano i costi oltre il margine del 6% (es. biglietteria di un evento con forte utile). L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che nel computo dei "costi effettivi" (diretti, indiretti, generali, finanziari e tributari) a questo fine rilevanti, non rientrano gli eventuali costi figurativi, come quelli connessi... [continua sul sito]
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APS Pro Loco nel 2026: le novità fiscali tra attività commerciali e non commerciali
Il 1° gennaio 2026 ha segnato uno spartiacque fondamentale per tutte le associazioni iscritte al RUNTS: in quella data è infatti entrato pienamente in vigore il Titolo X del Codice del Terzo Settore (CTS), portando con sé una rivoluzione fiscale attesa da anni.
Per le Pro Loco, che nella maggior parte dei casi hanno assunto la qualifica di Associazioni di Promozione Sociale (APS), questo significa abbandonare vecchie certezze per abbracciare un sistema più equo ma indubbiamente più complesso. In questo primo articolo del nostro speciale in tre puntate, analizzeremo il cuore della riforma: la nuova distinzione tra attività commerciali e non commerciali.
Il cambio di paradigma: da "chi siamo" a "cosa facciamo"
Fino ad oggi, molte associazioni hanno vissuto nella convinzione che la qualifica statutaria fosse sufficiente a garantire la non commercialità delle entrate.
Dal 2026, l'approccio cambia radicalmente.
La natura fiscale (commerciale o non commerciale) non sarà più un "abito" che l'ente indossa a priori, ma il risultato di un'analisi puntuale delle singole attività svolte.
Il Codice distingue tre grandi categorie di attività:
Attività di interesse generale (AIG): sono il cuore della nostra missione (cultura, turismo sociale, tutela del patrimonio). L’art. 79 del CTS stabilisce che queste attività si considerano non commerciali solo se svolte a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi
Attività diverse: sono attività secondarie e strumentali (es. vendita di gadget non istituzionali) che hanno natura intrinsecamente commerciale
Raccolta fondi:... [continua sul sito]
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Tre motivi per evitare il conto corrente cointestato
La gestione delle finanze personali è uno degli aspetti più delicati della vita quotidiana, sia che si tratti di un nucleo familiare, di una coppia convivente o di soci in affari. Spesso, per semplificare il pagamento delle bollette, dellchr("\1")affitto o delle rate del mutuo, si ricorre allchr("\1")apertura di un conto corrente cointestato. Sebbene a prima vista questa soluzione possa apparire come la più pratica e trasparente, nasconde in realtà una serie di insidie legali, fiscali e relazionali che possono trasformarsi in veri e propri incubi burocratici. In questo articolo analizzeremo in modo professionale i tre motivi principali per cui, oggi, sarebbe preferibile evitare il conto corrente cointestato, preferendo soluzioni alternative più sicure e flessibili.
1. Il rischio della responsabilità solidale e del pignoramento
Il primo e più rilevante motivo per prestare attenzione riguarda la cosiddetta "responsabilità solidale". Quando si apre un conto corrente cointestato, i titolari diventano, agli occhi della legge e dell'istituto di credito, condebitori e concreditori in solido. Questo significa che le somme depositate appartengono idealmente a entrambi (generalmente al 50% ciascuno, salvo prova contraria), ma la gestione è vincolata ai debiti di ciascuno.
Il rischio principale risiede nel pignoramento. Se uno dei cointestatari contrae un debito (con l'Agenzia Entrate, con una banca o con un fornitore privato) e non è in grado di onorarlo, il creditore può rivalersi sul conto corrente cointestato. Anche se il denaro presente sul conto è stato versato interamente da uno solo dei titolari, il creditore ha il diritto di pignorare la quota spettante al debitore (solitamente il 50%).
Tuttavia, dimostrare... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – Battere il tempo: ridurre il lead time per conquistare il mercato globale
Nel mercato globale odierno, non è solo il pesce grande a mangiare il pesce piccolo, ma il pesce veloce a mangiare quello lento. Il lead time di produzione, ovvero il tempo che intercorre tra lchr("\1")ordine del cliente e la consegna del prodotto finito, è diventato il fattore competitivo per eccellenza per le PMI italiane. Ridurre il lead time non significa solo correre di più in officina, ma eliminare i tempi morti, le attese e le burocrazie inutili. Per un imprenditore, accorciare questo tempo significa rispondere prima della concorrenza, liberare liquidità e migliorare drasticamente il servizio al cliente, trasformando la velocità in un marchio di fabbrica distintivo.
Cos'è e come si calcola
Il lead time si compone di diverse fasi: lead time di progettazione, di approvvigionamento, di produzione e di consegna. La formula totale è la somma di questi intervalli temporali. Per un'analisi legata al bilancio, il lead time ha un impatto diretto sulla velocità di rotazione delle rimanenze (voce C.1 dello stato patrimoniale). Un lead time lungo si traduce in magazzini pieni di semilavorati e materie prime, che bloccano capitale circolante. Puoi calcolarlo monitorando le date degli ordini nel tuo sistema gestionale e confrontandole con le date di spedizione. L'obiettivo è misurare il "dock-to-dock", ovvero quanto tempo passa da quando la materia prima entra in azienda a quando il prodotto finito esce dal magazzino.
Interpretare il lead time richiede un confronto con le aspettative del mercato. Se i tuoi concorrenti consegnano in due settimane e tu ne impieghi quattro, hai un problema strategico, indipendentemente... [continua sul sito]
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Rottamazione-quinquies: come ottenere il Prospetto Informativo per la rottamazione cartelle 2026
La nuova Rottamazione-quinquies si presenta come un’opportunità per contribuenti e professionisti, offrendo una via d’uscita agevolata per i debiti affidati all’Agente della riscossione. La sfida principale in queste settimane consiste nel mappare correttamente l’esposizione debitoria e a tal fine gioca un ruolo fondamentale il Prospetto informativo. Il Prospetto informativo è l’elenco analitico delle cartelle di pagamento, degli avvisi di accertamento e di addebito che rientrano nel perimetro della definizione agevolata e riporta anche il calcolo preciso di quanto dovuto al netto di sanzioni, interessi iscritti a ruolo, interessi di mora e aggio. Per le sanzioni amministrative (multe stradali), il Prospetto evidenzia l’abbattimento totale degli interessi e dell’aggio, lasciando in carico al contribuente solo la quota capitale e le spese di notifica/procedura.
Come richiedere il Prospetto Informativo per la Rottamazione-quinquies
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha predisposto una procedura telematica semplificata per ottenere questo documento. Il professionista o il contribuente può procedere attraverso due canali principali:
1. Area Riservata (accesso con credenziali SPID, CIE o CNS)
2. Area Pubblica (senza credenziali)
È la modalità consigliata. Una volta effettuato l’accesso sul sito ufficiale di Agenzia delle Entrate-Riscossione, è sufficiente selezionare la sezione dedicata alla “Definizione Agevolata – Rottamazione-quinquies“. All’interno,... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – Quanto ti costa davvero un’ora di lavoro? Scopri il KPI per preventivi infallibili
Molti imprenditori di PMI commettono l’errore fatale di calcolare il costo orario della manodopera basandosi semplicemente sulla busta paga del dipendente. Tuttavia, il vero costo orario è una cifra molto più complessa e determinante per la sopravvivenza aziendale.
Calcolare correttamente questo KPI è la base per creare preventivi che generino profitto e non perdite mascherate. In un contesto come quello italiano, dove il cuneo fiscale e i costi accessori sono rilevanti, ignorare la reale struttura del costo del lavoro significa navigare al buio, rischiando di accettare commesse che erodono il capitale aziendale invece di incrementarlo.
Cos'è e come si calcola
Il costo orario della manodopera è il rapporto tra il costo totale del personale e le ore effettivamente produttive.
Per calcolarlo, occorre guardare al conto economico, specificamente alla voce B.9 (costi per il personale), che include salari e stipendi, oneri sociali e trattamento di fine rapporto (TFR).A questa cifra vanno aggiunti i costi indiretti di struttura (affitto, energia, ammortamenti, costi amministrativi) che la manodopera deve "coprire".
La formula è: (costo totale personale + quota costi fissi) / ore produttive annue.
Le ore produttive non sono le ore da contratto, ma quelle realmente lavorate al netto di ferie, malattie, formazione e permessi. Questo dato è reperibile incrociando il bilancio con il libro unico del lavoro.
Una volta ottenuto il numero, ad esempio 45 euro l’ora, bisogna saperlo leggere. Se il benchmark di settore per una lavorazione... [continua sul sito]
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