Il primo anno e mezzo di AMLA (Autorità Europea Antiriciclaggio)
Istituita il 26 giugno 2024 dal regolamento UE/2024/1620, l’Autorità europea antiriciclaggio (AMLA) costituisce il fulcro della riforma AML/CFT dell’Unione, con competenze regolamentari, di supervisione (diretta e indiretta), di sostegno e coordinamento delle FIU (Financial Intelligence Unit – rete mondiale per le informazioni necessarie a contrastare il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, attraverso la rete protetta internazionale Egmont Secure Web). Estratto dalla newsletter 2-2026 della UIF (unità di informazione finanziaria – Italia).
Nel primo anno e mezzo dalla sua costituzione l’AMLA ha concentrato le attività sul completamento della governance, sullo sviluppo dei processi interni e sul reclutamento del personale, in linea con gli obiettivi strategici iniziali. Con l’assunzione del mandato da parte della Presidente Bruna Szego a metà febbraio 2025, hanno preso avvio i lavori del General Board, nelle due composizioni dei supervisori nazionali e delle FIU. Il 1° giugno 2025 si è insediato l’Executive Board, composto dalla Presidente e da cinque membri, competente tra l’altro per l’adozione dei provvedimenti verso i soggetti vigilati e delle deliberazioni su bilancio, programmazione e relazione annuale. La Presidente ha attribuito al Vicepresidente Juan-Manuel?Vega Serrano le competenze relative alle FIU. Nel 2026 è prevista la costituzione dello Standing Committee delle FIU, organismo interno permanente di supporto al General Board, composto da nove capi delle FIU o da loro rappresentanti.
L’AML Package dispone che l’AMLA elabori progetti di norme tecniche di regolamentazione e attuazione, da... [continua sul sito]
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Controllo di Gestione: il professionista e le misurazioni in produzione
Riprendiamo per un attimo la case history dell’imprenditore oleario che sto portando avanti da circa due anni. Abbiamo con esso implementato un sistema di contabilità industriale e relativa analisi degli scostamenti. Realizzate quindi le distinte base è ora possibile conoscere con precisione i costi di trasformazione di ogni singola referenza (e non solo, ma per i dettagli vi lascio alla lettura dei miei precedenti articoli su questo sito internet). Tuttavia come spesso accade, il difficile non è tanto raggiungere un obiettivo, quanto mantenerlo costante nel tempo! Nella fattispecie voglio riportare l’esempio di come sia importante misurare i processi, al fine di far percepire visivamente all’imprenditore il danno che si viene a creare nel momento in cui in produzione possa nascere un problema che vanifichi tutto il lavoro di miglioramento precedentemente apportato.
Prendiamo a riferimento il codice OEM025 “bottiglia olio di oliva da 0,25 lt”. Il costo di trasformazione di questo prodotto era di 1,923 €. Una performance raggiunta con non pochi sacrifici da chi lavora sull’impianto. È tuttavia nato un inghippo sull’ultimo macchinario della linea (la cartonatrice). In sostanza il nastro trasportatore che porta la bottiglia verso la chiusura del cartone effettua da un po’ di tempo una partenza troppo brusca (figura sotto)
La conseguenza è che le referenze, in termini di peso più leggere, non mantengono l’equilibrio cadendo rovinosamente sul nastro. Un problema presentatosi da poco e che comporta ora la chiusura manuale dei cartoni per questo codice (figura sotto). Come già trattato in un... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – La formula magica della crescita: il segreto del rapporto CLV/CAC
Esiste un numero che, più di ogni altro, può predire se la tua PMI diventerà un leader di mercato o se rimarrà bloccata. Questo numero è il rapporto tra CLV e CAC.
Mentre i singoli KPI ti dicono quanto spendi (CAC) e quanto guadagni (CLV), il loro rapporto ti dice se il tuo modello di business è intrinsecamente profittevole e sostenibile.
Per un imprenditore italiano, padroneggiare questo equilibrio significa smettere di sperare nella fortuna e iniziare a guidare lchr("\1")azienda con la precisione di un ingegnere. Echr("\1") la bussola definitiva per ogni decisione di espansione, specialmente in fasi di incertezza economica. Cos'è e come si calcola
Il rapporto CLV/CAC si ottiene dividendo il valore totale nel tempo di un cliente per il costo sostenuto per acquisirlo.
Non troverai questo valore in nessuna riga del bilancio civilistico, ma i suoi componenti sì. Come visto negli articoli precedenti, il CAC si estrae dai costi commerciali e di marketing (voci B.7 e B.9 del conto economico), mentre il CLV si basa sul valore della produzione (voce A.1) e sui margini operativi. Se il tuo CLV è di 3.000 euro e il tuo CAC è di 1.000 euro, il tuo rapporto è 3:1. questo significa che per ogni euro investito nell'acquisizione di un cliente, la tua PMI ne genera tre di valore nel lungo periodo.
La regola aurea nella gestione d'impresa moderna è puntare a un rapporto di almeno 3:1. Se il rapporto è 1:1, stai solo scambiando euro e sei destinato a fallire non appena i costi fissi aumenteranno. Se è inferiore a 1:1, stai letteralmente distruggendo valore: più clienti acquisisci, più soldi perdi. Al contrario, un rapporto di 5:1 o superiore potrebbe sembrare fantastico, ma spesso nasconde un segnale d'allarme: potresti stare investendo troppo poco nella crescita. In pratica, stai lasciando spazio... [continua sul sito]
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APS Pro Loco nel 2026: il nuovo test di commercialità
Nel primo articolo abbiamo visto come le singole attività della Pro Loco possano essere classificate come commerciali o non commerciali. Ora affrontiamo il passaggio successivo, quello più delicato: come si determina la natura fiscale dellchr("\1")intera associazione?
La risposta è nel cosiddetto "Test di Commercialità" (Art. 79, comma 5 del CTS), una vera e propria bilancia virtuale che ogni Pro Loco dovrà monitorare attentamente dal 2026. La bilancia virtuale: “commerciale” vs “non commerciale”
Il principio è semplice ma spietato: una Pro Loco APS si qualifica come "Ente NON Commerciale" solo se le entrate derivanti da attività non commerciali sono prevalenti (cioè superiori) rispetto a quelle delle attività commerciali nello stesso periodo d'imposta. Se il piatto della bilancia pende verso il commerciale, l'ente diventa fiscalmente commerciale, con l'obbligo di aprire la Partita IVA (se non già presente), iscriversi al Registro Imprese e tenere la contabilità ordinaria.
Cosa mettere sui piatti della bilancia?
Per capire se rischia di "diventare un'impresa", la Pro Loco dovrà sommare le sue entrate in due colonne distinte:
1. Il piatto "commerciale" (le entrate che pesano negativamente): qui si dovrà inserire:
Le entrate delle Attività di Interesse Generale se superano i costi oltre il margine del 6% (es. biglietteria di un evento con forte utile). L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che nel computo dei "costi effettivi" (diretti, indiretti, generali, finanziari e tributari) a questo fine rilevanti, non rientrano gli eventuali costi figurativi, come quelli connessi... [continua sul sito]
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Holding familiare: conferimento e donazione quote - Risposta 42/2026
Quando conferimento a realizzo controllato e donazione di quote in holding generano un vantaggio fiscale indebito, ma lchr("\1")operazione resta con sostanza economica secondo lchr("\1")art. 10-bis (analisi antiabuso e passaggio generazionale). Holding familiare e passaggio generazionale: introduzione alla Risposta 42/2026
La Risposta n. 42/2026 dell'Agenzia delle Entrate interessa soprattutto le holding familiari perché affronta una riorganizzazione societaria in due tempi (conferimento + successiva donazione) tipica dei percorsi di passaggio generazionale e di governo unitario di più società operative.
Il punto chiave, in ottica antiabuso art. 10-bis legge 212/2000, è che l'Agenzia individua un risparmio d'imposta sulla donazione definito "vantaggio fiscale indebito", ma conclude comunque per la non abusività perché l'insieme degli atti produce effetti organizzativi e gestionali apprezzabili (sostanza economica).
Il caso concreto della Risposta 42/2026: fattispecie e soggetti coinvolti
I soggetti coinvolti sono un padre e due figli, titolari di partecipazioni in due società operative: una è partecipata dai due fratelli, l'altra è partecipata congiuntamente da padre e figli.
L'operazione proposta è articolata in due fasi distinte:
Prima fase - conferimento a realizzo controllato: si costituisce una holding "newco" in forma di S.r.l. e si conferiscono in essa (con un unico... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – Oltre il primo ordine: scopri quanto vale un cliente nel tempo con il CLV
Perché alcune aziende prosperano spendendo cifre folli in marketing mentre altre faticano a pagare le bollette? La risposta è nel CLV (customer lifetime value).
In Italia molte PMI sono focalizzate sulla "transazione": vendere una volta e passare al prossimo contatto. Tuttavia, la vera ricchezza di unchr("\1")impresa non sta nel singolo scontrino, ma nella durata e nella profondità della relazione con il cliente. Il CLV misura quanto profitto un cliente genererà per la tua azienda durante tutto il tempo in cui resterà con te. Capire questo valore trasforma il modo in cui guardi ai tuoi clienti: non più numeri anonimi, ma asset patrimoniali da coltivare.
Cos'è e come si calcola
Il customer lifetime value è il valore attuale netto dei profitti futuri attribuiti alla relazione con un cliente. una formula semplificata ma efficace per una PMI è:
CLV = valore medio dell'ordine x frequenza d'acquisto annuale x durata media della relazione (in anni)
Per estrarre questi dati, devi analizzare il valore della produzione (voce A.1 del conto economico) e incrociarlo con i dati del tuo database vendite o fatturazione. Identifica quanto spende mediamente un cliente in un anno e per quanti anni, statisticamente, continua a servirsi da te. Per essere ancora più precisi, dovresti moltiplicare il risultato per la percentuale di margine di contribuzione, in modo da ottenere il valore in termini di profitto reale e non solo di fatturato lordo. Lo stato patrimoniale non ti dà il CLV direttamente, ma la solidità dei tuoi crediti verso clienti (voce C.II) può indicare la qualità dei... [continua sul sito]
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25 anni di evoluzione tecnologica per i Commercialisti: in che misura l’automazione sta cambiando la professione
Se si potesse teletrasportare un Commercialista del 2001 direttamente in uno studio moderno del 2026, il suo shock non riguarderebbe solo l’aspetto visivo, la mancanza di faldoni e gli schermi piatti, ma la natura stessa del silenzio in ufficio.
Venticinque anni fa, il rumore di fondo era quello delle tastiere che battevano dati e delle stampanti ad aghi che lottavano con i moduli continui. Oggi, il "rumore" è invisibile: è il ronzio dei server che elaborano flussi massivi di dati in tempo reale attraverso l’Intelligenza Artificiale. In questo quarto di secolo, la professione ha compiuto un balzo evolutivo senza precedenti, passando dalla faticosa conquista del bit alla gestione predittiva della strategia aziendale.
2001: l'era dei pionieri digitali
Nel 2001, la sfida era quasi eroica nella sua semplicità: dematerializzare.
Nel corso degli anni, l'introduzione della firma digitale, degli invii telematici e della fattura elettronica, sono sempre stati accolti con un misto di scetticismo e timore.L'obiettivo primario era l'efficienza operativa: sostituire la carta con i file, ridurre i tempi di archiviazione, sopravvivere al passaggio dalle contabilità manuali ai primi software gestionali (ERP) capaci di parlare tra loro.
Il commercialista era, essenzialmente, un “custode dei dati”, il garante della corretta trascrizione della realtà aziendale nei registri fiscali.
2026: l'AI e il tramonto dell'elaboratore di dati
Oggi, il paradigma è ribaltato. L'automazione non si limita più a "spostare" dati, ma li interpreta. Grazie all'integrazione di algoritmi di Machine Learning, la registrazione delle fatture (diventata un automatismo quasi istantaneo con l'evoluzione della... [continua sul sito]
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APS Pro Loco nel 2026: le novità fiscali tra attività commerciali e non commerciali
Il 1° gennaio 2026 ha segnato uno spartiacque fondamentale per tutte le associazioni iscritte al RUNTS: in quella data è infatti entrato pienamente in vigore il Titolo X del Codice del Terzo Settore (CTS), portando con sé una rivoluzione fiscale attesa da anni.
Per le Pro Loco, che nella maggior parte dei casi hanno assunto la qualifica di Associazioni di Promozione Sociale (APS), questo significa abbandonare vecchie certezze per abbracciare un sistema più equo ma indubbiamente più complesso. In questo primo articolo del nostro speciale in tre puntate, analizzeremo il cuore della riforma: la nuova distinzione tra attività commerciali e non commerciali.
Il cambio di paradigma: da "chi siamo" a "cosa facciamo"
Fino ad oggi, molte associazioni hanno vissuto nella convinzione che la qualifica statutaria fosse sufficiente a garantire la non commercialità delle entrate.
Dal 2026, l'approccio cambia radicalmente.
La natura fiscale (commerciale o non commerciale) non sarà più un "abito" che l'ente indossa a priori, ma il risultato di un'analisi puntuale delle singole attività svolte.
Il Codice distingue tre grandi categorie di attività:
Attività di interesse generale (AIG): sono il cuore della nostra missione (cultura, turismo sociale, tutela del patrimonio). L’art. 79 del CTS stabilisce che queste attività si considerano non commerciali solo se svolte a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi
Attività diverse: sono attività secondarie e strumentali (es. vendita di gadget non istituzionali) che hanno natura intrinsecamente commerciale
Raccolta fondi:... [continua sul sito]
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E-bike in azienda: come innovare il welfare e azzerare il cuneo fiscale
In un mercato del lavoro sempre più competitivo, attrarre e trattenere i talenti richiede soluzioni che vadano oltre il semplice aumento in busta paga. La recente Risposta a interpello n. 41/2026 dellchr("\1")Agenzia delle Entrate ha aperto una possibilità per le imprese italiane: lchr("\1")assegnazione di e-bike aziendali (biciclette a pedalata assistita) ai dipendenti come strumento di welfare aziendale totalmente esentasse. Perché l'e-bike non è un'auto (e perché è un vantaggio fiscale)
Dal punto di vista normativo, le e-bike con potenza fino a 0,25 kW sono classificate come velocipedi e non come "veicoli a motore". Questa distinzione, apparentemente tecnica, genera vantaggi fiscali per l'impresa:
deducibilità integrale: a differenza delle auto aziendali, i costi di leasing delle e-bike sono integralmente deducibili per l'impresa, senza i limiti previsti dall'art. 164 del TUIR. Questa deducibilità piena è garantita solo se il piano è fondato su un obbligo negoziale (contratto collettivo, accordo aziendale o regolamento). In assenza di tale base, il welfare è considerato volontario e la deduzione è limitata al 5‰ delle spese per lavoro dipendente ex art. 100, comma 1, TUIR;
zero fringe benefit: se inserite in un piano di welfare standardizzato, le e-bike non concorrono alla formazione del reddito del dipendente.
Il segreto dell'esenzione: il "piano standardizzato"
Perché il beneficio sia totalmente escluso sia dall'IRPEF che dai contributi INPS, l'Agenzia delle Entrate pone una condizione rigida: il piano deve essere standardizzato.
Requisiti... [continua sul sito]
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Tre motivi per evitare il conto corrente cointestato
La gestione delle finanze personali è uno degli aspetti più delicati della vita quotidiana, sia che si tratti di un nucleo familiare, di una coppia convivente o di soci in affari. Spesso, per semplificare il pagamento delle bollette, dellchr("\1")affitto o delle rate del mutuo, si ricorre allchr("\1")apertura di un conto corrente cointestato. Sebbene a prima vista questa soluzione possa apparire come la più pratica e trasparente, nasconde in realtà una serie di insidie legali, fiscali e relazionali che possono trasformarsi in veri e propri incubi burocratici. In questo articolo analizzeremo in modo professionale i tre motivi principali per cui, oggi, sarebbe preferibile evitare il conto corrente cointestato, preferendo soluzioni alternative più sicure e flessibili.
1. Il rischio della responsabilità solidale e del pignoramento
Il primo e più rilevante motivo per prestare attenzione riguarda la cosiddetta "responsabilità solidale". Quando si apre un conto corrente cointestato, i titolari diventano, agli occhi della legge e dell'istituto di credito, condebitori e concreditori in solido. Questo significa che le somme depositate appartengono idealmente a entrambi (generalmente al 50% ciascuno, salvo prova contraria), ma la gestione è vincolata ai debiti di ciascuno.
Il rischio principale risiede nel pignoramento. Se uno dei cointestatari contrae un debito (con l'Agenzia Entrate, con una banca o con un fornitore privato) e non è in grado di onorarlo, il creditore può rivalersi sul conto corrente cointestato. Anche se il denaro presente sul conto è stato versato interamente da uno solo dei titolari, il creditore ha il diritto di pignorare la quota spettante al debitore (solitamente il 50%).
Tuttavia, dimostrare... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – Il prezzo del successo: quanto ti costa davvero conquistare un nuovo cliente?
Molti imprenditori italiani si concentrano esclusivamente sul fatturato a fine mese, ma pochi si chiedono quanto sia costato effettivamente generare quel volume d’affari.
Il CAC (costo di acquisizione cliente) è la risposta a questa domanda. In un mercato sempre più saturo e competitivo, sapere se stai pagando troppo per attirare un cliente è la differenza tra un’azienda che cresce e una che brucia cassa senza accorgersene. Per una PMI, dove ogni euro investito deve pesare come un macigno, il CAC non è un tecnicismo da agenzia di marketing, ma un indicatore di salute vitale per la sopravvivenza stessa del business.
Cos'è e come si calcolaIl CAC rappresenta la spesa media totale necessaria per convincere un potenziale cliente ad acquistare un prodotto o servizio. La formula è apparentemente semplice:
CAC = costi totali di vendita e marketing numero di nuovi clienti acquisiti
Per calcolarlo correttamente utilizzando il bilancio, devi guardare al conto economico: somma i costi per servizi (voce B.7), che includono spese pubblicitarie, agenzie e fiere, e i costi del personale (voce B.9) dedicati all'area commerciale (stipendi e provvigioni dei venditori). Non dimenticare eventuali ammortamenti di software CRM o attrezzature marketing (voce B.10). Dividi questa somma per il numero di nuovi clienti ottenuti nel medesimo periodo amministrativo.
Un calcolo preciso richiede di isolare i costi legati esclusivamente all'acquisizione, escludendo quelli per il mantenimento dei clienti attuali.
Capire se il tuo CAC è "buono" dipende interamente dal valore che quel cliente porta in... [continua sul sito]
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Il tirocinio professionale ai tempi dell’AI
Fino a pochi anni fa, il rito di passaggio di ogni giovane aspirante commercialista, o avvocato, o consulente del lavoro era scandito da compiti tanto umili quanto formativi: la ricerca documentale, la bozza di un contratto, la catalogazione dei dati. Oggi, quel "gradino d’ingresso" sta scomparendo, assorbito dalla velocità di calcolo degli agenti IA. Ma se la macchina sostituisce la pratica di base, cosa resta del tirocinio?
L'integrazione dell'Intelligenza Artificiale nel mondo delle professioni protette non è più una proiezione futuristica, ma una realtà che sta riscrivendo il contratto sociale tra ordini professionali e nuove generazioni.
Il cuore del problema risiede nella natura stessa del lavoro "entry-level". I compiti che storicamente venivano affidati ai tirocinanti sono esattamente quelli in cui l'IA eccelle: sintesi, analisi di grandi volumi di dati e redazione di documenti tecnici.
Il rischio è la creazione di un paradosso formativo: se un agente IA può produrre una ricerca legale in trenta secondi, il tirocinante perde l'occasione di "farsi le ossa" su quella stessa ricerca. Senza quella fatica cognitiva, il rischio di una de-professionalizzazione precoce è concreto. I giovani non sono più in competizione con i loro pari, ma con algoritmi che non dormono e non chiedono rimborsi spese.
Etica e bias: il nuovo "sentiero di guardia"
In questo scenario, la responsabilità etica del professionista non diminuisce, ma muta forma. Il tirocinante del 2026 non deve più essere un "esecutore",... [continua sul sito]
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I 5 errori da evitare con la compensazione del credito IVA
La compensazione credito IVA rappresenta uno dei polmoni finanziari più importanti per le PMI italiane. Poter utilizzare unchr("\1")eccedenza dchr("\1")imposta per abbattere il versamento di altri tributi o contributi (la cosiddetta compensazione "orizzontale") è un vantaggio competitivo in termini di liquidità.
Tuttavia, il legislatore ha progressivamente stretto le maglie dei controlli, introducendo paletti sempre più rigidi e il rischio di commettere errori formali o sostanziali è altissimo. Un passo falso non comporta solo il recupero del credito, ma sanzioni pesanti e il blocco delle attività compensative. Ecco i 5 errori da evitare assolutamente per gestire correttamente la compensazione credito IVA.
1. L’utilizzo del credito prima dei termini
Uno degli errori più comuni riguarda la tempistica.
L’errore da evitare: utilizzare il credito IVA in compensazione orizzontale prima che siano trascorsi i tempi tecnici dalla presentazione della dichiarazione.
Il credito IVA maturato al 31 dicembre 2025 può essere utilizzato in compensazione con altre imposte e contributi (compensazione “orizzontale” o “esterna”), già a decorrere dalla scadenza del 16 gennaio 2026 (codice tributo 6099 – anno di riferimento 2025), ma solo fino al limite massimo di 5.000 euro.
Ma la compensazione dei crediti IVA (sia annuali che trimestrali/TR) per importi superiori a 5.000 europuò essere invece effettuata solo a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell'istanza da cui emerge il credito.Anticipare questa scadenza significa esporsi allo scarto automatico del modello F24.
2. Dimenticare o sottovalutare il "Visto di Conformità"
Il secondo potenziale errore della compensazione credito IVA riguarda la sua mancata... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – Battere il tempo: ridurre il lead time per conquistare il mercato globale
Nel mercato globale odierno, non è solo il pesce grande a mangiare il pesce piccolo, ma il pesce veloce a mangiare quello lento. Il lead time di produzione, ovvero il tempo che intercorre tra lchr("\1")ordine del cliente e la consegna del prodotto finito, è diventato il fattore competitivo per eccellenza per le PMI italiane. Ridurre il lead time non significa solo correre di più in officina, ma eliminare i tempi morti, le attese e le burocrazie inutili. Per un imprenditore, accorciare questo tempo significa rispondere prima della concorrenza, liberare liquidità e migliorare drasticamente il servizio al cliente, trasformando la velocità in un marchio di fabbrica distintivo.
Cos'è e come si calcola
Il lead time si compone di diverse fasi: lead time di progettazione, di approvvigionamento, di produzione e di consegna. La formula totale è la somma di questi intervalli temporali. Per un'analisi legata al bilancio, il lead time ha un impatto diretto sulla velocità di rotazione delle rimanenze (voce C.1 dello stato patrimoniale). Un lead time lungo si traduce in magazzini pieni di semilavorati e materie prime, che bloccano capitale circolante. Puoi calcolarlo monitorando le date degli ordini nel tuo sistema gestionale e confrontandole con le date di spedizione. L'obiettivo è misurare il "dock-to-dock", ovvero quanto tempo passa da quando la materia prima entra in azienda a quando il prodotto finito esce dal magazzino.
Interpretare il lead time richiede un confronto con le aspettative del mercato. Se i tuoi concorrenti consegnano in due settimane e tu ne impieghi quattro, hai un problema strategico, indipendentemente... [continua sul sito]
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Via libera alla 'rete contratto' per i contribuenti in regime forfettario
Per lungo tempo, il timore di incorrere in cause di esclusione ha frenato molti contribuenti in regime forfettario dal sottoscrivere accordi di cooperazione strutturata.
Con la risposta n. 24/2026 l’Agenzia Entrate apre però una strada di grande interesse offrendo una soluzione concreta a chi desidera “crescere” senza rinunciare ai benefici fiscali: la compatibilità tra il regime forfettario e il contratto di rete. Il contesto e il quesito del contribuente
Il caso specifico affrontato è quello di un medico che, operando in regime forfettario, intende avviare una collaborazione con altri colleghi.
L’obiettivo è ambizioso quanto comune: creare una “rete pura” tra professionisti per condividere risorse, in particolare attraverso l’istituto della codatorialità. Questa modalità permetterebbe ai partecipanti di utilizzare la prestazione lavorativa di dipendenti comuni, suddividendo i costi in base all’effettivo impiego.
Il dubbio interpretativo sollevato riguarda la possibile integrazione di una causa ostativa prevista dalla normativa. Nello specifico, si temeva che la partecipazione a una rete potesse essere assimilata alla partecipazione in società di persone o associazioni professionali, configurando quel frazionamento artificioso delle attività che il legislatore intende colpire per evitare che un unico contribuente benefici contemporaneamente di regimi fiscali diversi per la stessa tipologia di reddito.
Il parere dell’Agenzia Entrate: i punti essenziali
L’analisi dell’Agenzia Entrate parte da una distinzione civilistica e fiscale netta.Nel caso... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – Il costo del fallimento: come misurare la qualità per salvare i margini della tua PMI
Spesso la qualità viene vista come un concetto astratto o un costo necessario per ottenere certificazioni. Per un imprenditore lungimirante, invece, la qualità è un KPI economico tangibile.
Il tasso di non conformità e i costi della "non-qualità" rappresentano denaro che esce direttamente dalle tasche dellchr("\1")azienda senza produrre alcun valore. Ogni pezzo scartato, ogni ora persa a riparare un errore e ogni reso da un cliente sono attacchi diretti alla redditività. Nelle PMI italiane, dove l'eccellenza artigiana è un vanto, misurare rigorosamente questi parametri è l'unico modo per trasformare la qualità da un ideale a un vantaggio competitivo misurabile e monetizzabile.
Cos'è e come si calcola
Il tasso di non conformità si calcola dividendo il numero di unità difettose per il numero totale di unità prodotte.
Ma il dato più interessante è il costo della non-qualità (CNQ). Questo include costi interni (scarti, rilavorazioni, fermi macchina dovuti a errori) e costi esterni (resi, interventi in garanzia, penali, perdita di reputazione).
Nel bilancio italiano, questi costi sono spesso nascosti. Li puoi individuare analizzando la variazione delle rimanenze (voce B.11, per i materiali buttati), i costi per servizi (voce B.7, per i trasporti dei resi) e la riduzione del valore della produzione (voce A.1).
La formula semplificata è: CNQ = (ore rilavorazione x costo orario) + costo materiali scartati + costi logistici di reso.
Un tasso di non conformità vicino allo zero è l'obiettivo, ma ogni settore ha i suoi standard. Nella meccanica di precisione, superare l'1-2% può essere critico. Interpretare questi... [continua sul sito]
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Controllo di gestione: il Commercialista e 'la vita oltre la diagnosi'
E’ bene misurare, forse meno bene stare “solo” a misurare. Ogni tanto con la mente ripercorro i miei ultimi 20 anni da controller passati in piccole e micro imprese, spesso deriso da molti altri professionisti che mi vedevano “arrancare” con cronometro e tavolozza lungo le linee di produzione. In particolare e con grande affetto ricordo le mie paia di scarpe…si, hai capito bene, le mie scarpe e di ciò che poi ne è stato:
scarpe impolverate che da nere diventavano bianche. Cava di marmi a poco meno di 100 mt di profondità, con temperature che già nel mese di maggio sfioravano i 38°. Giù a mappare il ciclo di produzione che vedeva il blocco di marmo diventare successivamente lastra.
scarpe che da blu diventavano verdi. Industria chimica che produceva fertilizzanti. Aria in alcuni momenti irrespirabile ma pazienza, bisognava mappare…
scarpe che da antiscivolo diventavano scivolosissime a causa dei microtrucioli di ferro che si conficcavano nelle suole. Officina meccanica e serate passate ad estrarre i trucioli dalle suole con pinza e cacciavite.
scarpe che da fresche e comode diventavano una pozzanghera itinerante. Industria casearia, se non ti procuravi un bel paio di stivali, tra acqua e siero le calzature ti duravano una giornata.
scarpe che da profumate diventavano una fogna a cielo aperto. Discarica e smaltimento rifiuti. Provate a fare una passeggiata dove si stocca l’organico (magari con le calde giornate estive) e capirete... [continua sul sito]
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Rottamazione-quinquies: come ottenere il Prospetto Informativo per la rottamazione cartelle 2026
La nuova Rottamazione-quinquies si presenta come un’opportunità per contribuenti e professionisti, offrendo una via d’uscita agevolata per i debiti affidati all’Agente della riscossione. La sfida principale in queste settimane consiste nel mappare correttamente l’esposizione debitoria e a tal fine gioca un ruolo fondamentale il Prospetto informativo. Il Prospetto informativo è l’elenco analitico delle cartelle di pagamento, degli avvisi di accertamento e di addebito che rientrano nel perimetro della definizione agevolata e riporta anche il calcolo preciso di quanto dovuto al netto di sanzioni, interessi iscritti a ruolo, interessi di mora e aggio. Per le sanzioni amministrative (multe stradali), il Prospetto evidenzia l’abbattimento totale degli interessi e dell’aggio, lasciando in carico al contribuente solo la quota capitale e le spese di notifica/procedura.
Come richiedere il Prospetto Informativo per la Rottamazione-quinquies
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha predisposto una procedura telematica semplificata per ottenere questo documento. Il professionista o il contribuente può procedere attraverso due canali principali:
1. Area Riservata (accesso con credenziali SPID, CIE o CNS)
2. Area Pubblica (senza credenziali)
È la modalità consigliata. Una volta effettuato l’accesso sul sito ufficiale di Agenzia delle Entrate-Riscossione, è sufficiente selezionare la sezione dedicata alla “Definizione Agevolata – Rottamazione-quinquies“. All’interno,... [continua sul sito]
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Holding per protezione del patrimonio: come funziona, esempi e limiti
La costituzione di una holding può essere una strategia efficace di protezione del patrimonio (imprenditoriale e familiare), oltre che uno strumento di organizzazione e governo del gruppo. L’idea di fondo è separare i rischi dell’attività operativa dalla proprietà degli asset strategici, così da preservare continuità aziendale e valore nel tempo, anche in scenari di stress o crisi. Perché la holding tutela gli asset
La protezione offerta da una holding si basa su un principio semplice: diversificare e “segregare” gli asset rispetto all’operatività, riducendo la contaminazione dei rischi tra attività diverse. In pratica, si costruisce una struttura in cui la società operativa assume il rischio d’impresa, mentre gli asset (immobili, partecipazioni, intangibili) restano in un perimetro più stabile.
Separazione dei rischi: tre casi tipici
Immobili in holding e locazione alla operativa
Un’operazione ricorrente è separare il ramo operativo dai beni immobili tramite conferimento, scissione o riorganizzazione societaria. Spesso l’asset immobiliare resta nella holding (o in una holding mista immobiliare), che concede l’immobile in locazione alla società operativa: se l’operativa entra in crisi per ragioni di mercato, l’immobile può rimanere nella “cassaforte” societaria, ferma restando la necessità di valutare correttamente tempi, strumenti e profili di opponibilità ai terzi caso per caso.
Intangibili (marchi, brevetti, know-how) e licenze
Lo stesso schema può applicarsi agli intangibili: marchi, brevetti... [continua sul sito]
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I numeri chiave per guidare la PMI – Quanto ti costa davvero un’ora di lavoro? Scopri il KPI per preventivi infallibili
Molti imprenditori di PMI commettono l’errore fatale di calcolare il costo orario della manodopera basandosi semplicemente sulla busta paga del dipendente. Tuttavia, il vero costo orario è una cifra molto più complessa e determinante per la sopravvivenza aziendale.
Calcolare correttamente questo KPI è la base per creare preventivi che generino profitto e non perdite mascherate. In un contesto come quello italiano, dove il cuneo fiscale e i costi accessori sono rilevanti, ignorare la reale struttura del costo del lavoro significa navigare al buio, rischiando di accettare commesse che erodono il capitale aziendale invece di incrementarlo.
Cos'è e come si calcola
Il costo orario della manodopera è il rapporto tra il costo totale del personale e le ore effettivamente produttive.
Per calcolarlo, occorre guardare al conto economico, specificamente alla voce B.9 (costi per il personale), che include salari e stipendi, oneri sociali e trattamento di fine rapporto (TFR).A questa cifra vanno aggiunti i costi indiretti di struttura (affitto, energia, ammortamenti, costi amministrativi) che la manodopera deve "coprire".
La formula è: (costo totale personale + quota costi fissi) / ore produttive annue.
Le ore produttive non sono le ore da contratto, ma quelle realmente lavorate al netto di ferie, malattie, formazione e permessi. Questo dato è reperibile incrociando il bilancio con il libro unico del lavoro.
Una volta ottenuto il numero, ad esempio 45 euro l’ora, bisogna saperlo leggere. Se il benchmark di settore per una lavorazione... [continua sul sito]
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